GRECIA 2022

1 LUGLIO, VENERDI. Quest’anno, cambio vettore. Le grandi navi Minoan (Cruise Olympia e Cruise Europa) a cui ci eravamo affezionati, con i loro servizio efficientissimi e la loro impagabile offerta “All Inclusive” – camper in stiva, pernottamento in cabina interna con doccia, sconto al self-service – non operano più sulla tratta. Siamo così costretti ad optare per la Superfast IX, bellissima e modernissima nave dove si opera con il “Camping on board”, che vuol dire che puoi restare a dormire nel tuo camper in una parte della stiva che ha accesso all’aria. Servizi collettivi a disposizione, attacco alla corrente elettrica, spazi abbastanza angusti, rumore assordante dei condizionatori dei TIR che ti circondano, allarmi che scattano a ogni vibrazione della nave; logicamente non puoi accendere il fornello nemmeno per farti un caffè. In compenso, per essere la stiva di un traghetto, l’ambiente è pulito e i servizi sono in ordine, e riusciamo anche a schierare le sedie tra un camper e una roulotte per stare all’aria aperta, visto che dopo le ore passate nel piazzale in attesa dell’imbarco il Dinghy è rovente.

2 LUGLIO, SABATO. Fortunatamente, la nave è in perfetto orario, e così alle 7:10 ci piazziamo presso la chiesetta di Agios Nektarios, che sovrasta la baia e il porto di Igoumenitsa, per mettere piede a terra dopo due anni di assenza e fare colazione. Ci era già capitato di dormire qui in attesa dell’imbarco, e la ricordavamo come un posto tranquillo nonostante la vicinanza al grande centro abitato. L’area, che fino a qualche anno fa era un po’ selvatica e in stato di semi-abbandono, è stata sistemata, almeno per quello che riguarda la chiesetta e la spianata del parcheggio. Nonostante il sole già alto c’è un’arietta fresca che muove gli eucalipti e ci porta un leggero profumo di lavanda, piantata come bordura del recinto.

SAGIADA. Dopo una breve sosta tattica al solito forno per rifornirci di pane e tiropite e al solito market per verdura frutta fresca e yogurt, senza esitare piazziamo l’accampamento nella stessa posizione della volta scorsa (Sagiada 2). Nessun cambiamento, inclusa la presenza della piccola mandria che verso metà mattina accerchia imperterrita il Dinghy cercando erba fresca. Ci aspettavamo una situazione di maggiore aridità, evidentemente in Grecia deve aver piovuto molto. Il mare e la frescura della superdoccia ci ristorano dal caldo (raggiungerà i 37° verso le due del pomeriggio), perché c’è calma piatta e niente vento, e un accenno di temporale sui monti alle nostre spalle resta una pia illusione perché scarica prima di arrivare qui.

4 LUGLIO, LUNEDI. Due giorni sono stati sufficienti per ambientarci, ed abbiamo voglia di andare. Sveglia all’alba, è previsto un tappone fino al Pelio, con breve sosta in Tessaglia. Fatto il pieno dell’acqua con un metodo veramente spartano (caricare le taniche alla doccia e svuotarle nel serbatoio mediante l’apposito raccordo che non può mancare nella dotazione del camperista edonista), colazione veloce, solito fornaio e via verso Igoumenitsa e l’Egnatia Odos – A2. La brutta sorpresa è che i prezzi del carburante sono lievitati oltremodo; la bella è che i prezzi in genere, dal pane al caffè all’autostrada alla bombola del gas sono incredibilmente quasi gli stessi di due anni fa. Ormai il Dinghy si può dire viaggia da solo, l’uscita è sempre la numero 8 – Agia Paraskevì e mentre notiamo che fervono i lavori del raccordo tra Trikala e la A2, ci avviciniamo a Kalambaka e a Meteora, e all’ora di pranzo. Una sosta tattica ci sta, ma la ricerca di uno spazio all’ombra con vista panoramica tra il fiume e i roccioni dei monasteri è infruttuosa, così poco prima dell’incrocio per Kastraki svoltiamo a destra, e superato un ponte ci imbarchiamo in una stretta strada sul fianco destro della valle del Penèo, attratti da un cartello che dice KRYA VRYSI, cioè sorgente fredda. 9 km di strada tortuosa ma percorribile; il paese, arrampicato a circa 600 m di quota su un costone di roccia, non sembra permettere una sosta agevole ma proseguiamo aggirandolo e così raggiungiamo un ampio piazzale in prossimità di un parco giochi, dotato di area picnic e fontana, non segnato su nessuna mappa. Fa sempre caldo, però all’ombra dei faggi e dei cipressi si sta bene, e l’acqua della fontanella è effettivamente fresca e ristoratrice. La fortuna aiuta gli audaci.

Superata Kalambaka, a Trikala imbocchiamo la ben nota Statale 6 verso Larissa, che lasciamo a Georganades perché abbiamo intenzione di visitare il Memoriale di Domeniko. In verità, l’uscita più giusta sarebbe stata quella dopo Piniada, poco prima del ponte sul Peneo, passando da Damasi. In ogni caso, oltre a sbagliare uscita, sbagliamo strada tirando dritto verso Oikalìa, e intraprendiamo un paradossale anche se molto intrigante giro tra i pascoli delle alture della Tessaglia, addirittura facendo un tratto di sterrato poco dopo un paesino di nome Diàsello, scavalcando alvei asciutti poco prima di Vlakogianni e superando infine un ponte molto stretto e piuttosto precario sul fiume Titarisios, che è appunto quello della valle dove si trova il Memoriale. Raggiunto finalmente il bivio sulla Provinciale Tirnavos-Elassona, mi oriento ricordando che il memoriale si trova circa 6 km a sud-est di Mesohori, così dopo aver svoltato a destra ci fermiamo a un distributore per chiedere lumi e ci confermano che il monumento è più avanti lungo quella strada, in una località che si chiama Kavkaki.

MEMORIALE DI DOMENIKO. Questo monumento si trova nel sito dove il 16 febbraio 1943 furono massacrati 135 civili rastrellati a Domeniko, a Mesohori e a Damasi, dopo che uomini della 24.ma Divisone “Pinerolo” del Regio Esercito Italiano gli avevano distrutto il paese e deportata la popolazione. La strage fu giustificata dai militari come reazione e rappresaglia ad un’azione partigiana avvenuta nelle zone circostanti il villaggio. Come venne raccontato in un documentario su History Channel nel 2008 (“La guerra sporca di Mussolini”, di Giovanni Donfrancesco, trasmesso con molto ritardo nei canali italiani e disponibile su YouTube) oltre che in numerose pubblicazioni (l’unica in italiano interamente dedicata all’evento è “Domenikon 1943. Quando ad ammazzare sono gli italiani” di Vincenzo Sinapi, Mursia 2021), la crudeltà del crimine fu immensa. Mentre in tutta la regione imperversavano le azioni terroristiche dell’occupante italiano, volte a piegare la resistenza della popolazione ellenica, già annichilita dalla fame e dalle malattie, un gruppo di partigiani dell’ELAS attaccò un convoglio di camicie nere lungo la provinciale tra Tirnavos ed Elassona. Nello scontro morirono 9 italiani e 43 greci, la metà dei quali furono uccisi sul posto dopo essersi arresi, oppure catturati e liquidati nelle immediate vicinanze del luogo dell’agguato. Come ulteriore reazione, il generale Cesare Benelli, comandante della 24.ma Divisione Fanteria “Pinerolo” a cui era aggregato il reparto attaccato, ordinò la distruzione del villaggio e il rastrellamento della popolazione. Preceduti da alcuni aerei che sparano raffiche lungo tutta la vallata, diverse centinaia di militari italiani sono inviati in azione e in poche ore l’opera è compiuta e i villaggi di Domeniko e Mesohori interamente depredati e dati alle fiamme. Le donne e bambini, dopo aver recuperato poche masserizie, furono dispersi verso i villaggi circostanti. 100 uomini, di età compresa tra i 14 e gli 80 anni, furono caricati su furgoni militari ed avviati al campo di concentramento di Larissa. Mentre erano per strada, nei pressi di una collinetta chiamata Kaukaki la colonna fu raggiunta dall’ordine di fucilarli sul posto. Nel cuore della notte, circa 10 km oltre Domeniko e 4 prima di Damasi, furono allineati a gruppi di 7 e abbattuti a colpi di mitraglia. Sopravvissero in 3, gli unici collaboratori degli italiani. Altri civili furono rastrellati durante le operazioni nei villaggi vicini e uccisi sul posto. In totale, le vittime dell’azione del 16 febbraio furono circa 180. 20 greci per 1 italiano. La regola dei nazisti durante l’occupazione dopo l'( settembre era 10 italiani per 1 tedesco. Noi – Italiani brava gente – facemmo peggio. Quello di Domeniko fu il peggiore massacro compiuto dai militari italiani durante l’occupazione della Grecia, impressionante per la rapidità dell’esecuzione e per la feroce determinazione dei comandanti Benelli, Del Giudice, Festi, Infante e Vali (criminali di guerra di cui nel 1947 fu chiesta l’estradizione in Grecia, mai concessa), oltre che per l’inflessibilità del generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, teorico della “responsabilità collettiva”, secondo cui per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali. Solo dopo 63 anni, il 16 febbraio 2009, l’ambasciatore Giancarlo Scarade, partecipando alla cerimonia di commemorazione, ha chiesto scusa al popolo greco per questo e per gli altri danni conseguenti all’occupazione. Il comitato dei parenti delle vittime ha avviato una richiesta di procedimento penale contro gli autori del crimine, chiedendo il risarcimento dei danni. Dopo una lunghissima e complessa indagine da parte del procuratore militare di Roma Marco De Paolis, che portò all’individuazione delle responsabilità di 11 indagati, nel 2019 è stata disposta l’archiviazione dal GIP militare Elisabetta Tizzani, per 9 in quanto deceduti, compreso il generale Angelo Rossi, comandante del III Corpo d’Armata, e per 2 ex ufficiali delle camice nere (Penta e Morbiducci), a causa della loro mancata localizzazione.

IL MEMORIALE DELLA STRAGE DI DOMENIKO, CRIMINE DI GUERRA ITALIANO

I nomi dei 135 fucilati a Kaukaki li puoi leggere sulle lapidi affisse al muro grigio che circonda su due lati la terrazza del monumento, che abbiamo raggiunto sotto il sole a picco attraverso una lunga scalinata. Sovrastata da una grande croce bianca e dal pennone su cui sventola la bandiera greca, la terrazza è appoggiata alla cima di una collinetta che sovrasta un’ansa del fiume Titarisios. Nei pressi, una piccola chiesa circondata da cipressi, eretta dopo la fine della guerra nel luogo preciso delle fucilazioni e delle pietose sepolture in fosse comuni con l’aiuto degli abitanti di Damasi, “senza onori né necrologi, prima che potessero diventare cibo completo per gli avvoltoi” (dal quotidiano “Elefteria”, 17 febbraio 2014). Provai a leggere le lapidi, ma complice forse il caldo della Tessaglia non riuscii ad andare oltre i primi sei o sette righi della prima: “Ai fucilati dalle truppe di occupazione. A voi che siete caduti per la libertà, Ci inginocchiamo con riverenza davanti a voi, Dormite in pace. 1990, la comunità di Domeniko.” Scesi, cercai il fresco nella chiesetta, ma era irrimediabilmente chiusa. Anche le cicale stavano zitte, in quel deserto.

Un po’ allucinati dalla visita, velocemente riguadagniamo la provinciale e poi a Tirnavos la Statale 3 verso Larissa. Da qui, strada già nota fino alla circumvallazione di Volos e oltre, verso la nostra meta classica sulla punta estrema del Pelio. Viaggio molto scorrevole, ma dopo circa 425 km e una veloce sosta ad una bancarella di frutta e verdura nei pressi di Agria, verso le sette di sera stop al motore per fare tappa in un piazzale circondato dalla macchia che costeggia la strada, di quelli dotati di gazebo che usano i vigili del fuoco ellenico come postazione di sorveglianza, con vista panoramica sui boschi e sul mare, fino all’estrema punta che è poi la nostra meta. Un posto senza nome, un paio di km a sud del bivio che dalla Statale 34 subito dopo l’abitato pittoresco di Afètes porta ad Argalastì e poi a Milina e a Trikèri. C’è un bel panorama, e un venticello fresco allieta la nostra sosta tattica. Perfino Kira è felice di poter sgranchire un po’ le gambe e decidiamo di fermarci qui per la notte.

5 LUGLIO, MARTEDI. Dormito bene, ma veniamo svegliati alle prime luci dell’alba dal rombo di una autocisterna che fa manovra nel piazzale. Ci sono circa 20°, e c’è un’arietta fresca che induce a muoversi per fare questi 40 km che ci mancano in santa calma e senza traffico. Ad Argalastì giriamo i primi 1000, e verso le nove del mattino siamo già accampati in posizione perfetta nel solito piazzale.

AGIA KYRIAKI. Quarta volta su questo piazzale. Un bel ritorno, questo posto è allietato dal sole e dal meltemi, e si sta davvero benissimo. L’ultima volta arrivammo esattamente come oggi quattro anni fa, e sembra di non essere mai partiti. Qualche eucalipto è cresciuto e ora fa più ombra, ed hanno asfaltato lo sterrato che dal piazzale porta in paese. Poiché c’è vento, sono pochissimi i greci che scendono in spiaggia, e di altri camperisti stranieri per oggi nemmeno l’ombra. Solite passeggiate verso il centro, solita cena al solito ristorante, soliti prezzi (di quattro anni fa!). Solita festa patronale, solita visita alla chiesetta in mezzo agli uliveti, anche stavolta come nel 2018 passeremo qui il mio compleanno. Altra piccola novità, sono state piazzate due bacheche di scambio libri, e passeggiando in centro proprio il 7 luglio, su una trovo la prima edizione del romanzo Z, di Vasilis Vasilikos, quello da cui è stato ricavato l’omonimo film di Costa-Gavras. Un bellissimo regalo.

8 LUGLIO, VENERDI. Tre giorni pieni, è ora di levare le tende. Almeno per ora, anche se c’è passata la voglia di scoprire posti nuovi rischiando di incasinarci in situazioni impossibili per il camper, non diventeremo mai del tutto stanziali. Dopo aver verificato i programmi di Akis, in marcia verso Evia, primo obiettivo Katarraktes Drymonas. Sappiamo bene che il grande bosco di pini che riempiva Evia Nord è stato distrutto dagli incendi, ma decidiamo lo stesso di mantenere il solito appuntamento. Sosta tattica verso le nove ad Argalastì, dove facciamo scorta in un forno spettacolare per quantità e qualità di prodotti e nella vicina macelleria dove compriamo delle bifteki – è la prima volta che proviamo questo particolare modo di prepare la carne macinata in qualcosa che assomiglia ai nostri hamburger ma che poi si rivelerà assolutamente diverso per sapore e profumo. Successiva sosta ad Agria, stessa bancarella dell’andata; attraversando il paese vediamo un prezzo interessante del gasolio, e decidiamo di fare il pieno, e già che ci siamo comprare la bombola di riserva, 3 euro in più rispetto al 2019 ma pur sempre 15 euro in meno rispetto all’ultima volta in Italia (2020). Oggi la tratta non sarà lunghissima, da Volos seguiamo la Statale 30 e poi dopo Nea Anchialos le varie provinciali che puntano a sud, sfiorando Achilleio (posto interessante, ce lo segniamo per la prossima occasione), per arrivare verso le tredici all’imbarcadero di Glyfa, e partire per Agiokampos dopo aver fatto acqua alla solita fontana.

Lo sapevamo: la foresta che circondava i tornanti della Statale 77 tra Istiaia e Agia Anna è completamente distrutta, ma l’impressione data dai tronchi scheletriti dei pini anneriti dal fumo è terribile lo stesso, tanto da non riuscire ad aver voglia di far foto. Attraversiamo Kokkinomilià dove alcune abitazioni recano i segni del disastro, e via via che ci avviciniamo al bivio per le cascate lo sgomento sale.

KATARRAKTES DRYMONAS. Il cielo si è fatto cupo, dai finestrini aperti entra un odore di fuoco appena spento, ed è passato circa un anno dalla tragedia. Lungo la provinciale che aggirando il monte Xirò porta al punto visite delle cascate vi sono numerosi cantieri di abbattimento e recupero dei tronchi, che invadono la sede stradale e rendono più tortuoso del solito il percorso. Quando arriviamo a destinazione, nel piccolo piazzale non è rimasta che la fontana, oltretutto priva d’acqua ma colma di scoupidia (immondizia): sparita la casetta, sparito il gazebo, restano macerie silenziose e tristi. Solo i platani hanno ripreso vita, e il sottobosco è pieno di felci che fanno ben sperare. Riusciamo a fatica a raggiungere la pozza ai piedi della cascata, perché sono ovviamente bruciate anche le protezioni che rendevano piacevole e sicura la discesa. In ogni caso, ci posizioniamo come le altre due volte tra i resti della casetta e del gazebo, e decidiamo di fare un po’ di pulizia del sito, riempiendo un paio di sacchi neri di cartacce e bottiglie di plastica e portandoli al cassonetto che è più o meno dov’era due anni fa, solo che è nuovo di zecca – evidentemente quello vecchio l’ha divorato il fuoco.

Finita l’opera, arriva il temporale annunciato da raffiche di vento e lampi e tuoni in rapida successione. Le raffiche piegano le cime, gli scrosci violentissimi sembrano alleviare il tormento del paesaggio arido e rinfrescare l’ambiente; ed in effetti quando finita la pioggia usciamo a fare due passi la temperatura si è molto abbassata. Piccolo guaio: durante la manovra in piena tempesta per sistemare meglio il Dinghy, scappa il pomello della leva del cambio e dopo averlo rimesso al suo posto le marce entrano a fatica, retro e prima non entrano proprio. Ormai scende la notte, sta riprendendo a piovere a dirotto, e non possiamo fare altro che aspettare il mattino per spostarci da questo luogo solitario in cerca di un meccanico.

9 LUGLIO, SABATO. Notte piena di lampi e tuoni e raffiche di pioggia e vento. Mi sveglio prestissimo, fuori continua a piovere ma il Dinghy è una cuccia accogliente anche se abbiamo dovuto ricorrere alla coperta – e infatti dentro ci sono 20°, e fuori 16. Dopo aver accertato che seconda e terza entrano senza problemi, partiamo alla svelta, per evitare di incrociare in qualche strettoia situazioni che potrebbero costringerci a manovre. A meno di 5 km c’è il piccolo centro abitato di Kerasià, dove speriamo di trovare un meccanico; in ogni caso siamo su strade note e abbastanza larghe, solo ad Agia Anna ci sono le solite strettoie quando si attraversano paesi, e io ricordo molto bene che poco prima del solito bivio per il mare c’è un’officina che ho sempre visto aperta, anche di domenica. Sigà sigà, ci passa circa un’ora per fare questi 30 km. Ricordavo bene, l’officina c’è ed abbiamo anche la fortuna che il meccanico parla un po’ di inglese. Una rapida verifica, esclude che ci siano problemi seri al cambio, così ci possiamo dedicare con calma alla solita spesa nel “nostro” Galaxias, e poi a cercar posto sulla solita spiaggia di Krya Vrysi. Che raggiungiamo mentre il cielo si riempie ancora di nuvoloni: e però stavolta è insolitamente affollata.

KRYA VRYSI. Niente fuoco qui. La bella piana del Voudoros, brevissimo corso d’acqua creato dall’unione dei due fiumi Kireas e Nileas e ricca di campi coltivati, è verde come non mai, ma alcuni dei grandi noci che costeggiano la strada sono piegati dalle intemperie e il boschetto di platani nei pressi del villaggio è praticamente ridotto a un quarto della sua dimensione. Sembra evidente che le alluvioni che colpirono Evia lo scorso autunno abbiano lasciato anche qui il segno. A sud la vastissima pineta è ancora fitta e verdissima per le abbondanti piogge; viceversa, a ovest e a nord la macchia mediterranea che caratterizzava le basse alture che circondano la conca è completamente bruciata, ed evidenti tracce di fuoco sono anche nelle immediate vicinanze della caratteristica taverna Fotakis, che è chiusa. In lontananza, è evidente il disastro verso Paralìa Agias Annas, che era una delle mete delle nostre passeggiate. Qui la riva del mare è invasa da tronchi, il Voudoros ha ritrovato la sua foce immediatamente a ridosso dei resti di mura ciclopiche dell’Antica Kirinthos: due anni fa la forza di una grande mareggiata l’aveva deviata verso nord. A parte questo, piccole ma significative novità riguardano la sistemazione delle docce e alcune migliorie al beach bar della kantina Alatzas. C’è vento, e il primo giorno ci raggiunge un fortissimo acquazzone, che ci induce ad allontanarci per paura di mareggiate sistemandoci nei pressi della chiesetta di Agios Nikolaos; nei giorni seguenti il tempo sarà tra sereno e variabile, e le temperature fresche, con temperature al mattino che si avvicinano ai 20°, e vento molto forte al mattino. Così ne approfittiamo per fare passeggiate tra i campi di girasoli ammirando le belle casette protette dalla duna, senza trascurare ovviamente quattro passi in riva al mare su una spiaggia deserta nonostante il week-end.

12 LUGLIO, MARTEDI. Ci raggiunge Akis, che finalmente è libero da impegni ad Atene e sta tornando nella sua casetta di Aedipsos, dove ci invita a passare qualche giorno. Gli raccontiamo della disavventura con la leva del cambio, e così ci propone di seguirlo fino a Istiaia, dove suo fratello Vasilis conosce un bravo meccanico. Alle dodici leviamo le tende e torniamo a nord, facendo la bella provinciale tra Strofilià e Rovies e poi da qui a Loutrà Aedipsou e ad Oreì, dove incontriamo Vasilis che ci guida dal suo meccanico. Ormai è ora di pranzo, ma il signor Deligiannis non si fa pregare, fa un veloce giro di prova e conferma la diagnosi del suo collega Tsaramirsis: il cambio è in ordine, il problema è il pomello. Tenere ben schiacciato e via andare. Rassicurati, finalmente stendiamo le gambe sotto un tavolo nella mitica Taverna Tsipouromahìes di Neos Pyrgos, specializzata in piatti di pesce freschissimo e ben cucinato, per festeggiare sia pure in ritardo il mio compleanno con gli amici ellenici. In perfetto stile locale, verso le cinque lasciamo la taverna e ci spostiamo in un posteggio sul mare ad ÀGIOS NIKOLAOS, sobborgo di Aedipsos, dove incontriamo una coppia di camperisti ellenici. La sistemazione è abbastanza agevole, anche se siamo praticamente a ridosso di una serie di beach bar che fanno tunza tunza fino alle tre di notte. E però, abbiamo docce e fontana a meno di trenta metri dal parcheggio; oltre al forno, che è fondamentale per un buon risveglio.

13 LUGLIO, MERCOLEDI. Soluzione di ripiego per stare vicino a casa di Akis e al tempo stesso al mare, il paesello si rivela veramente gradevole e ben tenuto. Mi sveglio molto presto e faccio alcune foto di questa nuova location. Più tardi ci raggiunge Akis che ci propone di acquistare cibo tradizionale a un noto take-away di Loutrà Aedipsou, To Spitikò, da consumare sulla spiaggia dopo aver fatto il bagno. Ovviamente, non ci accontentiamo della nostra attuale postazione: proseguendo lungo la costa, ci sono due o tre posti accoglienti e solitari, e scegliamo uno spiazzo all’ombra di alcuni grandi eucalipti nei pressi della Ecclisìa Metamorfosi Sotiros, che avevamo già notato in viaggi precedenti. Ci fanno compagnia due pattuglie di Vigili del fuoco ellenici, che incrociamo sovente lungo le strade che attraversano boschi, impegnati nella sorveglianza e pronti a intervenire al primo allarme. Bellissima sosta con vista sul verde dei boschi e il blu del mare nella piccola baia. Dopo il bagno, mentre gli altri si sono appisolati, guardo il mare e ascolto le cicale. Sembra impossibile che a pochi km da qui ci siano spiagge affollate, piene di gente e musica – se puoi chiamarla tale.

Con molta calma, dopo una breve sosta ad Àgios Nikolaos per salutare gli amici camperisti ellenici, ci spostiamo su una spiaggia che avevamo notato due anni fa, lungo la strada costiera che dalla Statale 77 porta a Neos Pyrgos.

NISIÒTISSA. Arriviamo verso sera. Il grandissimo piazzale illuminato da una fila di lampioni è praticamente deserto, solo un paio di auto si attardano presso la kantina che fa da base della spiaggia attrezzata, dove come al solito ombrelloni e sdraio sono a disposizione dei clienti con il solo obbligo di consumazione, mentre le docce sono offerte dal municipio. Nell’area ci sono molti punti di raccolta rifiuti, e devo dire che lo standard della scoupidia è migliore del solito. Ci sistemiamo molto rapidamente e aspettiamo Akis e Vasilis che ci offriranno la cena in una locanda tipica di Oreì, Stou Theofilou, specializzata in carne alla griglia. Dopo una passeggiata sul lungomare di Oreì, simpatica località che vale il viaggio, rientriamo a notte fonda al nostro nuovo accampamento. L’aria è calma e la luna piena sovrasta la baia. Silenzio assoluto e grandissima pace. Resteremo qui anche giovedì, svegliati quando il sole era già alto dai campanacci delle caprette che pascolano sulla spiaggia, e dalle grida dei gabbiani che popolano l’isolotto sovrastato dai ruderi dell’antica torre di segnalazione sullo stretto di Artemisio, noto agli storici per l’epica battaglia navale del 480 a.C. tra la flotta greca e quella persiana. Nonostante l’esposizione in pieno sole, le temperature all’interno non sono alte, mentre fuori il meltemi regala una deliziosa frescura.

La novità merita un’esplorazione, e ci inoltriamo su uno sterrato che porta in cima a una collina e poi scende di nuovo verso il mare. Raggiungiamo una chiesetta solitaria dedicata ad Agia Trias, e poi seguiamo lo sterrato lungo la costa fino a un gruppo di case in faccia al mare, una località chiamata Plataniàs anche se di platani nemmeno l’ombra. La sterrata prosegue e poi si dirama verso l’interno, mentre la costiera si perde dietro i cespugli. Un km più avanti vediamo le prime case di Agiokampos, ma è ora di rientrare, perché abbiamo appuntamento con Akis.

Giornata di assoluto riposo in faccia al mare leggermente mosso di questa deliziosa baia, tra un bagno e una puntata alla kantina, conclusa in bellezza con una puntata serale alla Tsipouromachìes, dove salutiamo Akis dandoci appuntamento all’anno prossimo.

15 LUGLIO, VENERDI. Mare calmissimo e niente vento. Risveglio molto tranquillo. Ci organizziamo per la ripartenza, caricando acqua alla fontana annessa alla doccia (sulla spiaggia libera ce ne sono tre). Salutiamo e ringraziamo, e procediamo a ritroso verso Krya Vrysi, dove – dopo una sosta a Kirinthos per acquistare deliziosi pomodori e frutta fresca su una fantastica bancarella e la ormai classica puntata al Galaxias di Mandoudi – arriviamo giusto a ora di pranzo, e resteremo per altri tre giorni, praticamente da soli. Manca una settimana all’imbarco, mettiamo mano al programma decidendo di prendercela comoda senza altre avventure: resteremo qui fino a lunedì, e poi nel viaggio verso Igoumenitsa faremo tappa solo a Diakoptò. Il clima, tre giorni dopo, è molto diverso: il vento è molto meno forte, e c’è abbastanza caldo di giorno, mentre la notte rinfresca e si dorme benissimo.

18 LUGLIO, LUNEDI. Verso le nove siamo pronti a muovere. Dopo aver caricato acqua alla solita fontana nei pressi della taverna Platanos di Prokopi, che già emana un inebriante profumo di cucina tipica, ci aspetta un tappone di quasi 300 km a partire dalla bella Statale 77 fino ad Halkida, e poi A11, A1, A6, A8, che però sarà meno impegnativo del previsto, e così alle tre del pomeriggio siamo già a destinazione.

DIAKOPTÒ. Stessa spiaggia, stesso mare; e però diversamente dal solito appena arriviamo non c’è nessuno, così possiamo sfruttare l’ombra della stessa grande tamerice della prima volta.

Più tardi arriva un camper, targa italiana. Come spesso succede, si attacca bottone. Loro sono appena arrivati, noi siamo ormai agli ultimi giorni. Ci scambiamo esperienze, parliamo del trenino per Kalavryta, chiedono notizie di ÈVIA, e in mezzo alle chiacchiere viene fuori che sono di Legnano, e – chi l’avrebbe mai immaginato – sono lettori e fan di questo sito. Teresa ed Edoardo meritano dunque una citazione, e la pubblicazione della foto che mi hanno inviato oggi per ringraziare della dritta sulla spiaggia di Nisiòtissa, che hanno trovato anche loro molto gradevole e accogliente.

Teresa ed Edoardo a Nisiòtissa, 7 agosto 2022

Ed è stato bello incontrarsi proprio sulla piccola spiaggia a nord di Diakoptò, che abbiamo trovato per caso dieci anni fa come ultima tappa prima dell’imbarco a Patrasso, e che nel passare degli anni è diventata l’equivalente di una seconda casa al mare. A noi piace moltissimo questo posto in faccia ai 2500 m del Monte Giona e del Parnaso, perché è sempre ventilato e praticamente privo di mosche e zanzare, per cui puoi stare fuori a rimirar le stelle senza i fastidi tipici del plein air mediterraneo, aspettando la notte per osservare le luci del litorale lì di fronte, il faro Faromitas, Paralìa Tolofonas, forse anche Paralìa Panormou… e ricordi di altri viaggi, a varie ore del giorno e – per me solo e in auto – anche della notte.

Ci piace passeggiare su questo tratto di lungomare tra la foce del fiume Vouraikos e il porticciolo. Ci piace il centro paese, la stazione, l’agorà con i negozi di cui siamo ormai affezionati clienti. Ci piace la taverna sul mare Ouranoessa, dove quest’anno abbiamo salutato la nostra amata Grecia con una insolita specialità – òctopus hrasàdo, cioè al vino rosso – insieme a una spettacolare loukanika alla brace e a una abbondante porzione di tenerissimi calamaretti fritti, e all’immancabile horta.

22 LUGLIO, VENERDI. Si parte. Niente malinconie: mentre il Dinghy scivola leggero lungo la Statale 8 verso il Ponte Poseidon e la A5 – uscita Ambracia; e da qui verso la costiera Statale 18 fino a Platarià e al porto di Igoumenitsa, ci resterà negli occhi l’ultima bellissima alba sul golfo di Corinto.

Il resto, è viaggio di ritorno. Che non sarà sulla stessa nave dell’andata, e nemmeno nella stessa larga posizione; e con temperature decisamente più torride. Ma cosa importa? il viaggio è il viaggio, dove ci porta il vento.

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